Costruire una chitarra

6 giugno 2012 - In: Liuteria domestica - Tag: , 0 Comments

Da molti anni accarezzo l’idea di possedere uno strumento “definitivo”, dotato cioé di tutte quelle soluzioni tecniche, estetiche e strutturali che negli anni, tra mille discussioni con gli amici e mille attacchi mal curati di GAS, ho finito per considerare necessarie. In realtà, gli strumenti disponibili sul mercato sono in grado di soddisfare il 99% dei musicisti, e dato che io mi annovero soltanto tra gli strimpellatori della domenica, potrei considerarmi soddisfatto oltre misura di tutte le chitarre che possiedo, delle quali sicuramente non ho raggiunto nemmeno il 20% delle reali potenzialità. Aggiungete a questo che un musicista in gamba è in grado di tirar fuori cose incredibili anche con un manico di scopa, e capirete che le mie son solo fisime. Ma tant’è, al cuor non si comanda, figuriamoci alla GAS.

Con questa premessa, inizio a scrivere una serie di testi dedicati alla progettazione e alla costruzione di una chitarra elettrica solid-body dotata di alcune peculiarità costruttive che descriverò in un prossimo articolo. Tenterò di dare una descrizione accurata e cronologica delle varie fasi realizzative di questa chitarra, in modo da fornire una visione più dettagliata possibile dell’intero processo di costruzione. Non essendo un liutaio professionista non posso garantire un flusso costante di informazioni, diciamo che se riesco a lavorare alla chitarra un paio di domeniche al mese è già un gran bel miracolo.

Gli articoli non saranno dei veri e propri tutorial sull’argomento. Più che altro quello che dovrebbe venire fuori è una specie di diario, che cercherò di compilare sempre a caldo dopo una giornata di lavoro sullo strumento per mantenere più informazioni possibile. Questa è la prima volta che faccio una cosa del genere, non ho praticamente mai documentato una mia lavorazione passo per passo; speriamo che venga fuori qualcosa di utile. A me sicuramente servirà per riordinare le idee: sono un completo autodidatta e quindi non penso di poter veramente insegnare qualcosa a qualcuno; diciamo che mostrandovi tutto (anche gli errori) aspiro ad un sano scambio di vedute, almeno con quelli che riescono a leggere tutto quello che scrivo!

Tutte le fotografie a corredo di questo diario sono state realizzate in occasione dei lavori per questo progetto. In alcuni casi, in preda alla frenesia, ho realizzato anche delle riprese stereofotografiche; se pensate che le stereofotografie siano fotografie che si sentono particolarmente bene, allora forse è meglio che diate un’occhiata alla brevissima guida che ho scritto in proposito. Le riprese stereoscopiche permettono di osservare una scena con una ricchezza di dettaglio dovuta al fatto che il cervello ricostruisce l’ambiente con molta più naturalezza (la nostra vista e il nostro processo di visione è infatti radicalmente binoculare). Osservando con tutti e due gli occhi, si percepiscono meglio i volumi degli oggetti e le loro proporzioni relative.

 

Due parole sulla prudenza

Resta di fondamentale importanza capire che alla base di tutte le note che seguiranno c’è un solido principio di sicurezza, che non deve mai essere sottovalutato: anche se si tratta di un’attività del tutto hobbystica, non ho mai tralasciato di adottare tutte quelle precauzioni che sempre si dovrebbero rispettare avendo a che fare con strumenti taglienti, potenzialmente in grado di procurare danni di notevole entità. Se decidete di intraprendere l’avventura dell’autocostruzione di uno strumento musicale (ma anche di un semplice scaffale per i vostri libri preferiti), non dimenticate che prima di qualsiasi attrezzo dovreste entrare in possesso di occhiali di protezione certificati, guanti certificati per operazioni di taglio, e una maschera integrale per il volto da impiegare ogni volta che si utilizzano strumenti in grado di lanciare trucioli ad alta velocità. Ormai esistono talmente tanti rivenditori di prodotti per il bricolage domestico che trovare questi oggetti non sarà altro che una passeggiata.

Non dimenticate anche di vestirvi opportunamente, mentre lavorate: molti strumenti hanno parti in rapidissima rotazione (trapani, frese a tuffo, seghe) che possono incagliarsi in una manica troppo lunga o in una collana penzolante. Decapitarsi o anche solo strozzarsi è questione di un attimo, e il rimedio a questi inconvenienti ancora non è disponibile sul mercato… Quindi, niente collanine, bracciali, anelli, maniche delle camicie svolazzanti, capelli lunghi lasciati sciolti. Ci si veste sobriamente, possibilmente con una bella tuta da lavoro e/o un bel grembiule di quelli da falegname di una volta: oltre a risparmiare i vostri vestiti, avrete l’indubbio vantaggio di poter continuare a contare su tutte le vostre dita.

 

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