I crociati inutili

23 novembre 2015 - In: Pensieri nel vuoto - Tag: 0 Comments

latestE puntualmente, col natale che si avvicina, tornano a spuntare come funghi i messaggi di gente che rivendica il sacro dovere di tenere il crocifisso nelle scuole, e di fare il presepe, e di salvaguardare le millenarie tradizioni italiche come novelli crociati santi e illuminati, e bla bla bla…

Ci ho passato la vita, nelle scuole cattoliche. E paradossalmente è proprio lì che ho maturato il mio sereno ignosticismo (con la “i”).

E ho maturato anche altri pensieri, per quanto possibile alle mie facoltà mentali. Uno di questi riguarda la capacità di essere uguali. Attenzione, non di riconoscere gli altri uguali a noi, ma di riconoscerci noi uguali agli altri. La differenza è sottile in larghezza, ma abissale in profondità.

Uno dei fondamenti del sapersi vedere uguali agli altri è il desiderio di avere una scuola solidamente laica.

Laicità non significa rifiutare la religione, come vorrebbero farci credere alcuni politicanti insufficientemente onesti. Laicità è capire che esistono luoghi dove la connotazione religiosa non appartiene al canone sociale civile.

La scuola è uno di questi luoghi.

La scuola rappresenta il primo momento sociale per l’individuo, il luogo al di fuori della famiglia dove si forma la sua capacità di esistere in una comunità, di correlarsi con un ambiente dinamico e profondamente diverso dal contesto familiare, e di interagire costruttivamente con uomini e donne che sono propri pari e che, oh perbacco!, spesso la pensano in maniera diversa da noi.

È solo in una scuola laica che si possono formare uomini e donne capaci di comprendere davvero cosa significa creare una comunità sociale oggi, e non nel medioevo.

Anche l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole è, dal punto di vista sociale, un abominio, perché in una società moderna e poliedrica non costituisce altro che la semina di un pregiudizio, la preparazione di un apartheid che creerà nelle menti dei più giovani il pensiero di “io sono giusto e gli altri no, ma mi dicono che li devo tollerare“. E’ esattamente quello che ho vissuto io nella mia vita.

In Italia abbiamo trascorso l’intera storia della Repubblica con la presenza di un concetto profondamente fondato sulla discriminazione, pur mascherato sotto le vesti della più forte delle salvaguardie della libertà individuale: il concetto della democrazia cristiana, col suo scudo crociato.

Già solo l’idea di poter declinare il concetto di democrazia è spaventoso, perché crea una democrazia colorata, una democrazia che accetta solo una parte dei cittadini, mescolando stato e religione in una criminale confusione che è caratteristica di spicco di tutti i deliri ideologici che l’hanno preceduta.

La scuola, per la sua collocazione temporale nell’arco della vita di un cittadino, è il fondamento su cui poggia l’intero impianto culturale e sociale dello Stato.

Capire che una scuola solidamente laica è necessaria per la costruzione di una società sana, stabile e giusta, è di importanza capitale.

Una scuola laica non è la negazione della religione in cui si crede, perché non ha niente a che vedere con essa. Una scuola laica significa che i nostri figli, e i figli di persone che non appartengono alla nostra religione, saranno sempre in grado di convivere costruttivamente come pari, a prescindere da quanti siamo noi e quanti sono “gli altri”, perché la parità nel diritto ad esistere non può essere misurata algebricamente.

Insegnamo questo ai nostri figli, invece che ad essere crociati, e scopriremo che avremo creato una stirpe di persone che non penseranno mai di privarci della nostra identità, della nostra religione, o della nostra convinzione politica.

È importante farlo, ne va del futuro del mondo che stiamo preparando per loro.

 

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